Pillole di fotografia: l’arte di scattare con il cuore

Pillole di fotografia sarà la mia rubrica personale dove racconterò cos’è, per me, la fotografia.

Viviamo in un’epoca dove siamo costantemente bombardati da immagini di vario genere e qualità, immagini che hanno tutte un unico comune denominatore ovvero divulgare il mondo che ci circonda alla stessa velocità in cui si sta evolvendo. I social networks hanno decisamente amplificato questo fenomeno rendendo accessibile a tutti (o quasi) questo nuovo modo di vedere e condividere.

La fotografia però è una cosa seria, che va trattata con il rispetto che merita. Non scriverò di com’è nata, parlando di Joseph Nicéphore Niépce oppure di come siamo arrivati dalle lastre di butume ai moderni smarphone, il web è pieno di queste informazioni, piuttosto vorrei mettere a vostra disposizione un po’ delle mie conoscenze e riflessioni su questo argomento a me molto caro.

Pillole di fotografia: la regola numero uno

Pillole di fotografia

Prima di entrare nei tecnicismi e parlare di regola dei terzi, esposizione, sensori vorrei dedicare questo primo post di pillole di fotografia alla regola numero uno ovvero allo “stile di vita” di un fotografo. Oltre ad un buon paio di scarpe comode sono tre le sue migliori amiche. Oggi vorrei presentarvi la signora riflessione e la signora attesa.

La vita si svolge sotto i nostri occhi e purtroppo, oggi, siamo sempre più distratti per rendercene conto, distratti dai telefoni, dalla frenesia e da rapporti sempre più superficiali quindi, se vogliamo realizzare delle buone immagini è necessario avere pazienza, imparare ad intuire le azioni e guardare più in la del nostro naso.

Essere fotografo significa anche non cedere alla vanità. Non è un caso, infatti, che molti dei grandi fotografi del secolo scorso hanno vissuto vite modeste, piene di emozioni e di storie da raccontare. A volte mi immagino a fianco di Robert Capa durante lo sbarco in Normandia, lo vedo con l’acqua alla gola e con la macchina fotografica stretta in una mano tremante. D’improvviso la scena cambia, sono gli anni ’50 e mi ritrovo a passeggiare in una piccola cittadina americana insieme a William Eugene Smith mentre fotografa un dottore di campagna. 

Immagini in bianco e nero che testimoniano un’epoca che non tornerà mai più. Lo stesso bianco e nero che utilizzo per realizzare le mie “immagini della domenica”, quelle dei miei giorni liberi, i giorni passati a raccontare il mio tempo ma… questa è un’altra storia.

Quindi, prima ancora di scegliere il mezzo da utilizzare per fare le vostre foto, che sia una macchina a pellicola, una reflex o un telefono per diventare un buon fotografo è fondamentale imparare a voler bene a se stessi, cercare di vedere il mondo con amore e apprezzare le piccole grandi cose della vita.

Solo con il cuore ben predisposto avrete la possibilità di aprire il vostro terzo occhio, quello che metterà “sulla stessa linea vista, cuore e mente”  (cit. Henri Cartier Bresson) nel caso contrario le vostre immagini, seppur tecnicamente perfette, risulteranno fredde e impersonali.

 

2017-03-02T15:37:31+00:00