Elliott Erwitt è il mio Maestro, il mio fotografo preferito, di questo non ne ho mai fatto mistero. Ricordo quando Valentina, la responsabile dell’ufficio stampa dell’agenzia Contrasto mi disse che Erwitt sarebbe stato a Roma per l’inaugurazione della mostra realizzata insieme al collega Gianni Berengario Gardin. All’epoca scrivevo per il blog di Instagramers Italia. Senza pensarci due volte, nonostante il dissenso e la preoccupazione di Silvano, mi misi in macchina e arrivai a Roma in tarda mattina.
Elliott Erwitt
Dopo un breve giro fotografico per le vie del centro, ansiosa, mi recai prestissimo dove l’inaugurazione avrebbe avuto luogo. Entrai e lo vidi, seduto accanto a Gianni Berengo Gardin. I miei occhi erano solo per lui e di questo, forse, l’altro illustre fotografo se ne accorse. Non c’era tanta gente, eravamo io e altri quattro giornalisti. Ascoltavo avidamente le loro interviste e poi, con un po’ di timore, chiesi ad Erwitt di porre un autografo su alcuni libri e stampe che avevo portato da casa. Avevo acquistato una fotografia della Magnum. Lui intavolò con me e Berengo Gardin una discussione sulla qualità di stampa. Ero talmente emozionata che non ricordo cosa gli dissi. Fui molto fortunata a parlargli perché quando arrivarono le persone e lui inizio a firmare altri libri presto si stancò. Decise di non rilasciare più nessun autografo.
Elliott Erwitt

Elliott Erwitt e la sua filosofia di fotografo

Elliott Erwitt ha un dono, fotografa la vita, senza nasconderne le bruttezze, cercando di rappresentarla sempre con un pizzico di ironia. Realizzare immagini del proprio tempo, per riguardarle in seguito, è il suo credo. Una foto, giudicata oggi non efficace, in un secondo momento potrebbe funzionare. Ricordo infatti che durante l’intervista confessò di aver “sepolto” in archivio “il bacio in California”, una delle sue immagini più iconiche e di averla “ritrovata” dopo 25 anni dopo averla scattata.

“Una foto diventa più interessante con il tempo”

Erwitt parlò della sua  carriera, degli anni in cui, recatosi a New York da Los Angeles, conobbe Edward Steichen, Roy Stryker, Henri Cartier Bresson.  Entrato nell’agenzia Magnum Photos grazie all’aiuto di Robert Capa, Erwitt ha dedicato la sua vita a catturare immagini. Ha realizzato molti libri ed ogni sua fotografia è parte integrante di vari progetti fotografici che, nel tempo, hanno preso forma grazie a vere e proprie connessioni (a volte involontarie). Fonte d’ispirazione per il mio account instagram @dog_dogs_dog vorrei citarne uno su tutti, il suo lavoro sui cani. Erwitt, durante l’intervista, ha spiegato che tutt’ora è sua abitudine girare per strada con una trombetta attaccata al bastone da passeggio. La utilizza per creare reazioni nei quadrupedi che lui fotografa. Ricordo con emozione quando lui utilizzò quella trombetta ed un cane si mise ad abbaiare, come per magia lo sguardo del mio Maestro si illuminò, vidi il genio nei suoi occhi, lo sguardo di chi in un secondo prevede, capisce e fotografa. Parlare con uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, avere la sua attenzione e ascoltarne le parole per me fu un’esperienza meravigliosa ed indimenticabile.